Covid-19: ipotesi dieta chetogenica per combattere il virus

Il noto regime alimentare che riduce drasticamente i carboidrati potrebbe favorire il rafforzamento del nostro sistema immunitario

La dieta chetogenica potrebbe essere uno strumento valido per difenderci dal Covid-19? Al momento non ci sono risposte ufficiali, certe. 

Tuttavia su questo protocollo alimentare, da alcuni mesi, la Prof. Fabbrocini, direttore della scuola di specializzazione e dell’unità operativa complessa dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, ha iniziato uno studio legato alla chetogenica in funzione del miglioramento nelle manifestazioni cutanee psoriasiche e su quelle articolari. 

Ad accompagnarla in questa ricerca anche la dott.ssa Sara Cacciapuoti, dottoranda della clinica, e il dott. Luigi Barrea, esperto di nutrizione e ricercatore dell'endocrinologia della Federico II. 

"Poco prima dell'esplosione della pandemia da COVID-19 – ha spiegato Sara Cacciapuoti, intervistata da Napoli Today - un gruppo di ricercatori ha dimostrato come il modo in cui il corpo brucia i grassi per produrre corpi chetonici dal cibo che mangiamo può alimentare il sistema immunitario aiutandolo a combattere le infezioni influenzali. In particolare, esperimenti condotti su topi hanno evidenziato che questo regime dietetico attiva un sottogruppo di cellule T nei polmoni, migliorando la produzione di muco dalle cellule delle vie aeree che possono effettivamente intrappolare il virus".

La dieta chetogenica, per chi non la conoscesse, è un regime alimentare che riduce drasticamente i carboidrati, aumentando invece le proteine e soprattutto i grassi. L’evidente sbilanciamento delle proporzioni dei macronutrienti nella dieta ha la finalità di costringere l’organismo a utilizzare i grassi come fonte di energia.

Alimentandoci in maniera tradizionale le cellule, per svolgere le loro attività, sfruttano l’energia prodotta dai carboidrati; se questi vengono ridotti a un livello sufficientemente basso le nostre cellule cominciano a utilizzare i grassi, ad esclusione delle cellule nervose che non hanno la capacità di farlo. Si avvia quindi un processo chiamato chetosi, perché porta alla formazione di molecole chiamate corpi chetonici, questa volta utilizzabili dal cervello.

La dieta chetogenica, quindi, poiché priva di cibi infiammatori e ad alto indice glicemico, sembrerebbe in grado di ridurre uno dei fattori di rischio essenziali: lo stato di infiammazione cronica associato all’incremento di tessuto adiposo. “Sappiamo – ha dichiarato la Prof. Fabbrocini a Napoli Today - che diversi mediatori liberati dal tessuto adiposo possono, ad esempio, modificare la risposta immunitaria, favorendo l'innesco di alcuni meccanismi di autoreattività tipici di alcune malattie cutanee”.

Secondo la Prof. Fabbrocini, da quel che ha dichiarato alla suddetta testata napoletana, si può parlare di un’apertura ad un’ulteriore strategia contro il virus soprattutto nei pazienti obesi psoriasici per i quali il virus può costituire un problema se si pensa all'elevata incidenza delle infezioni di Covid19 tra i diabetici (circa il 30% della casistica). 

“La dieta chetogenica – ha concluso la Prof. - è un vero e proprio presidio terapeutico e va gestito in quanto tale da esperti della nutrizione, di qui la collaborazione tra la dermatologia e l'endocrinologia della prof.ssa Annamaria Colao. Ma diverse evidenze concordano nel supportare l'ipotesi che, riducendo lo stato di infiammazione sistemica indotto dall'eccesso di cibi ad alto contenuto glicemico e la disbiosi intestinale da questo provocata, le diete a basso contenuto di carboidrati migliorano l'efficienza del nostro sistema immunitario, preparandoci ad affrontare infezioni di vario genere, Coronavirus compreso".

A cura della Redazione de Il Villaggio della Salute
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