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Dieta chetogenica, falsi miti, domande e risposte

Chetosi, chetogenesi, dieta chetogenica prima e dopo, il mantenimento

LA DIETA CHETOGENICA: LA DIETA BASATA SUI GRASSI


La dieta chetogenica è stata ampiamente usata a partire dal 1920 come terapia nei casi di epilessia e dagli anni ’50 come dieta dimagrante.  Ancora oggi, la dieta chetogenica è un terapia dietetica che trova applicazione nel campo della neurologia, nel trattamento di  epilessie refrattarie ai farmaci, di alcune condizioni genetiche come il deficit di GLUT1 e delle cefalee croniche.

Dopo un periodo di oblio, legato in parte alla scarsa conoscenza di questo regime alimentare e alla sua presunta pericolosità, la dieta chetogenica oggi è ritornata in auge grazie all’impegno di alcuni ricercatori che ne hanno messo in evidenza le proprietà terapeutiche.


 
 



La dieta chetogenica prevede l’esclusione di gran parte dei carboidrati e, tra questi, l'esclusione totale degli zuccheri e si basa, almeno nella fase iniziale, quasi esclusivamente sull’apporto di proteine e di grassi. Non tutte le verdure infatti sono concesse nella dieta chetogenica, perfino i legumi sono esclusi. 

L' assenza di carboidrati e zuccheri in circolo, induce l’organismo a correre ai ripari e ad attivare una particolare via metabolica nota come chetogenesi (o beta-ossidazione degli acidi grassi) e ad entrare in una condizione fisiologica nota come chetosi, uno stato metabolico che permette all'organismo di sfruttare principalmente i grassi come fonte di energia, determinando un rapido dimagrimento. In genere, si entra in chetosi dopo 2-3 giorni con una quantità di carboidrati giornalieri inferiore a 50gr (ma la quantità può variare su base individuale).

La chetogenesi genera i corpi chetonici (Acetoacetato, acetone, 3-idrossibutirrato) a partire dai lipidi alimentari o da quelli di deposito (grassi) usandoli per produrre energia, ovviando così alla carenza di glucosio/glicogeno (zuccheri), la fonte primaria di energia per il nostro organismo. 

La dieta chetogenica è una dieta terapeutica che non segue le regole su cui si basano altri approcci alimentari equilibrati (come ad esempio la dieta mediterranea). E' quindi una dieta che va intrapresa con prudenza e sotto il controllo di un nutrizionista perché l'autogestione nella chetogenica potrebbe esporre a importanti carenze nutrizionali. 

Nonostante ciò, non bisogna considerare la chetogenesi solo come una manovra forzata il cui fine è quello di indurre un dimagrimento veloce, dovremmo tranquillamente ammettere che si tratta di un processo fisiologico, lo stesso che ci ha consentito di sopravvivere in periodi di carestia e che entra in funzione durante i digiuni prolungati. Per molti aspetti fisiologici, infatti, la dieta chetogenica assomiglia al digiuno


La dieta chetogenica: le false convinzioni

Ma i grassi non fanno male?

Negli ultimi tempi si è andata sempre più diffondendo la consapevolezza che l’attuale epidemia di obesità sia legata principalmente all’aumentato introito in carboidrati semplici (e non dai grassi), come dimostrano i dati epidemiologici.

Se da una parte non sono pochi coloro che ritengono che la dieta chetogenica possa essere causa di dislipidemia (alterati valori ematici di colesterolo totale, trigliceridi, colesterolo HDL e LDL), dall’altra è doveroso precisare che una buona quota del colesterolo ematico deriva da un processo di sintesi endogena dovuto ad un deficitario metabolismo degli zuccheri/carboidrati a livello epatico. Se dunque il colesterolo presente negli alimenti influenza in minima parte la colesterolemia, è vero invece che una dieta caratterizzata dall’eccessiva presenza di zuccheri e dai conseguenti picchi insulinici spinge il fegato a sintetizzare una grande quantità di colesterolo.

Diversi gruppi di ricerca (e tra questi quello diretto dal Prof. Antonio Paoli e del Prof. Di Lorenzo, Università Sapienza di Roma) hanno dimostrato peraltro che la dieta chetogenica è in grado di ridurre i valori ematici di LDL e di trigliceridi e di elevare l’HDL (buono).


La prevalenza di grassi e proteine nella chetogenica può causare discomfort intestinale?

Uno degli “effetti collaterali” della dieta chetogenica è la comparsa di stipsi. Per contrastare l’instaurarsi di questa condizione è importante bere acqua in quantità adeguata (almeno 2 litri al giorno) per tutta la durata della chetogenesi. Importante è anche l’assunzione di fibre alimentari che derivano dalla verdura (la frutta non compare in questo tipo di dieta).


La dieta chetogenica è iperproteica?

Sono molti ancora quelli che pensano che dieta chetogenica e dieta iper-proteica siano sinonimi. In realtà non c’è niente di più sbagliato. La dieta chetogenica non è iperproteica (viene, infatti rispettato il fabbisogno proteico definito dalle linee guida come nella classica dieta mediterranea) bensì una dieta normo-proteica nella quale il bassissimo apporto di carboidrati è colmata da un “eccesso” di grassi.

Nelle diete chetogeniche basate sui soli alimenti, le proteine derivano da tagli di carne o da pesci magri. L’uso di integratori con proteine ad alto valore biologico e di miscele lipidiche contenenti esclusivamente acidi grassi essenziali ed alcune vitamine che ne garantiscono il corretto uso metabolico, privi di grassi saturi e di carboidrati semplici o complessi, permettono di elaborare con assoluta sicurezza diete chetogeniche dimagranti o terapeutiche anche con alimenti naturali. La dieta chetogenica normocalorica, a fini terapeutici è in realtà una dieta con basso contenuto di carboidrati (fino a 50gr/die) ed iperlipidica (Acidi Grassi cosiddetti buoni)


La dieta chetogenica arreca danni a fegato e reni?

Non esistono evidenze del fatto che la dieta chetogenica possa arrecare danno a fegato e a reni. Ed è proprio negli ultimi tempi che alcuni nefrologi stanno adottando questo regime alimentare anche tra i pazienti con Insufficienza Renale Cronica (IRC). Del resto, la gran parte dei soggetti con problemi renali, presenta allo stesso tempo obesità e diabete. É invece proprio l’eccesso di zuccheri circolanti che, causando un danno a livello dei grandi e dei piccoli vasi (macrocircolo e microcircolo), finisce con il compromettere la funzione renale. Consapevoli della relazione di causalità tra obesità ed insufficienza renale, i nefrologi considerano il dimagrimento e la riduzione dei livelli di glicemia una priorità e, considerati sia i rischi sia i benefici, si esprimono a favore della dieta chetogenica.

 

Chetogenica: cosa succede se sgarri?

Zero spazio per le trasgressioni nella chetogenica. Se in altri regimi alimentari dimagranti viene data la facoltà di gestire uno o più pasti liberi nel corso della settimana, la stessa cosa non si può dire per la dieta chetogenica che richiede al contrario un rigore assoluto nella fase iniziale di dimagrimento, che risulta essere molto veloce pur facendo mantenere un ottimo stato nutrizionale. Affinché l’organismo vada in chetosi, avviando la produzione di corpi chetonici, sono necessari in genere due o tre giorni. Anche una piccola trasgressione (un biscotto, un frutto, ma anche semplicemente masticare delle gomme o caramelle) è sufficiente per bloccare la chetogenesi, rendendo vano ogni sforzo.


Come gestire la fame e la voglia di zuccheri durante la dieta chetogenica?

La buona notizia è che, passati i primi giorni e con l’avvio della chetosi, non si percepisce più il senso di fame. La produzione dei corpi chetonici infatti ha un effetto anoressizzante, agisce cioè sullo stimolo dell'appetito nell'ipotalamo producendo un effetto di sazietà. 

Dunque il consiglio è quello di tener duro all’inizio perché, successivamente, l’adesione al piano alimentare diventerà sempre più semplice.

Al giorno d’oggi l’impiego della dieta chetogenica dimagrante si scontra con la nostra innata spinta verso il sapore dolce, verso la ricerca dei carboidrati semplici e complessi.  L’industria ha lavorato negli ultimi anni alla produzione di alimenti che pur assomigliando a pane, pasta, biscotti hanno invece una composizione prevalentemente proteica (con meno di 4 grammi di carboidrati ogni 100 grammi). L’uso ponderato di questi prodotti può contribuire a superare l’astinenza dal “dolce” anche in corso di dieta chetogenica (es: Pane proteico)


La dieta chetogenica: effetti collaterali (i sintomi della chetosi)

Più che effetti collaterali della chetogenica, possiamo parlare di normali conseguenza della chetosi.

La chetosi infatti può provocare alcuni effetti transitori, ma ben gestibili, durante la fase iniziale della dieta: bocca asciutta, la sensazione di sete, alito cattivo, mal di testa, mancanza di energia e spossatezza sono sintomi molto frequenti specie durante il periodo di adattamento (primi 2-3 giorni) dell'organismo alla privazione totale dei carboidrati.

Subito dopo questa fase, chiamata anche "cheto-influenza", l'organismo risponderà con una migliore permeabilità cellulare, un corretto utilizzo dei principi energetici e dei nutrienti in circolo: l’energia dei grassi utilizzati a scopo energetico è maggiore (9 kcal/gr) rispetto a proteine e carboidrati (4 kcal/g.); l’energia immediatamente disponibile è quindi superiore per questo e perché le Proteine ed i Lipidi vengono immediatamente utilizzati per ricostituire massa magra e membrana cellulare (fosfolipidi).



Dieta chetogenica prima e dopo, il mantenimento

NO AL FAI DA TE anche nella fase di mantenimento. Così come per raggiungere e mantenere uno stato di chetosi avanzata è necessario essere seguiti da un nutrizionista o un dietologo, anche il protocollo di mantenimento deve essere personalizzato. Il mantenimento nella chetogenica è, infatti, una fase ancora più delicata in cui il nutrizionista deve educare il paziente dal punto di vista alimentare al fine di stabilizzare il peso raggiunto, altrimenti i chili persi saranno ripresi molto velocemente. Si procederà con una reintroduzione graduale dei carboidrati partendo da 25-40 grammi di pane integrale, reintegrando a poco a poco la frutta ed un paio di fette biscottate a colazione. 

Il piano di proseguimento va stabilito sul singolo soggetto sotto la supervisione del medico o del biologo nutrizionista che, previa visita e visione dei parametri ematici, stilerà un piano chetogenico personalizzato comprensivo di opportuna integrazione.