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Malattie Infiammatorie Cronico Intestinali: cosa sono?

Quali alimenti sono consigliati? A quali bisogna prestare maggiore attenzione?

Il termine “malattie infiammatorie croniche intestinali” (MICI) fa riferimento a due entità patologiche ad eziologia sconosciuta e patogenesi immuno-infiammatoria complessa: la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa.

I sintomi delle MICI sono vasti, aspecifici e invalidanti, riducendo drasticamente la qualità di vita dei soggetti che ne sono affetti; tra i più frequenti rientrano nausea, vomito, diarrea cronica con possibile presenza di sangue nelle feci, dolori e crampi addominali, afte e fistole, febbre. I primi rapporti epidemiologici hanno mostrato un'alta incidenza e prevalenza delle MICI nei paesi industrializzati come il Nord America, l'Europa settentrionale ed occidentale e l'Australia, che hanno suggerito come il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa fossero malattie del "mondo occidentale". Si suppone che le malattie infiammatorie croniche colpiscano individui geneticamente predisposti, presumibilmente sulla base di un difetto immunitario intrinseco. 

Diversi fattori, quindi, predispongono all’insorgenza delle MICI:

  • Fattori interni (genetici e immunologici)

  • Fattori esterni (ambientali, come lo stile di vita)

La malnutrizione è una delle principali complicanze della malattia infiammatoria intestinale, principalmente responsabile della perdita di peso cronica. 

Tra le principale causa di malnutrizione riscontrata nelle MICI rientrano:

  • La diminuzione dell'assunzione di cibo per via orale: vi è una riduzione dell’appetito a causa di sintomi quali nausea, dolore addominale, vomito e diarrea durante l'attività infiammatoria della malattia;

    La perdita di nutrienti gastrointestinali, correlata al malassorbimento;


    Aumentate richieste energetiche per febbre, fistole, infezioni e terapia farmacologica;

    Ridotto assorbimento di micronutrienti a causa dei farmaci utilizzati che possono interferire con l'assorbimento e l'utilizzo di calcio, fosforo e zinco. Sono inoltre correlati a un metabolismo compromesso delle vitamine C e D.

Molti pazienti ritengono, erroneamente, che la dieta non abbia alcun ruolo nello sviluppo o nella perpetuazione dell'infiammazione: il 40% dei pazienti affetti da MICI ha tentato varie terapie dietetiche senza l'assistenza di un medico, nutrizionista o dietista.

E’ importantissimo, invece, eseguire una corretta ed attenta valutazione dello stato nutrizionale in quanto la nutrizione gioca un ruolo chiave nel trattamento delle malattie infiammatorie croniche intestinali e consente di fare una diagnosi differenziale fra le diverse forme di deficit nutrizionale. 

  • E’ consigliabile mantenere un’alimentazione corretta entro i limiti di tollerabilità del paziente.

  • Per alimentazione corretta si intente un apporto nutrizionale equilibrato e fisiologico con:

  • Limitare l’assunzione di grassi animali, salse da condimento, creme e panna;

  • Evitare dolci, gelati, prodotti da forno (ricchi di acidi grassi trans e di colesterolo);

  • Limitazione nel consumo di insaccati;

  • Condire gli alimenti con olio extravergine di oliva a crudo;

  • Scegliere carne magra priva del grasso visibile;

  • Utilizzare metodi di cottura salutari (alla griglia, al cartoccio, al forno, bollito, al vapore..);

  • Utilizzare sale con limitazione;

  • Consumare 2/3 volte a settimana carne bianca, pesce, piatto unico (cereali e legumi) e 1 volta a settimana le uova e la carne rossa;

Si consiglia di ridurre il consumo di fibra in relazione ai sintomi e allo stato della malattia e di incrementare lo stato di idratazione.

Andrebbe ridotto il consumo di alimenti ricchi di lattosio, al fine di diminuire i fenomeni osmotici, come:

  • Latte (intero, parzialmente o totalmente scremato), fresco, condensato, in polvere

  • Formaggi freschi, formaggini o formaggi da spalmare

  • Panna, gelati

  • Derivati della carne

  • Prodotti addizionati con farine o siero del latte

Nelle fasi di malattia lieve-moderata e nei periodi di remissione la dieta diviene man mano sempre più varia in base alla tolleranza del paziente fino alla graduale reintroduzione degli alimenti ricchi di lattosio e fibre. 

Dott.ssa Luisa Blandino, Nutrizionista "Il Villaggio della Salute"

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